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21 dicembre 2006
Le critiche di Napolitano

I giornali sono unanimi nel ritenere che le osservazioni del Presidente della Repubblica nel discorso alle alte magistrature dello Stato costituiscano un forte richiamo critico al Governo per il modo in cui ha gestito l’iter della Finanziaria.

Il Capo dello Stato non è entrato nel merito della manovra, salvo per il comma relativo alla riduzione del termine di prescrizione per i reati contro il patrimonio dello Stato, ma ha focalizzato il suo intervento su due aspetti:

- la compressione in un unico articolo di oltre 1300 commi;

- il ricorso al voto di fiducia.

Poiché entrambi questi aspetti chiamano in causa il Governo, è normale considerare le parole di Napolitano come una critica diretta a Romano Prodi, anche se Palazzo Chigi ha commentato che questa prassi non gli è specifica, tanto più che Napolitano ha denunziato la prassi stessa, estendendola ai precedenti governi.

In realtà, sia la compressione dei centinaia di commi in un unico articolo sia il ricorso al voto di fiducia corrispondono a due esigenze: quella di contenere il tradizionale "assalto alla diligenza" e quella di tenere unita la maggioranza.

Se la prima esigenza è comune a tutti i governi, la seconda è specifica di questa maggioranza di centrosinistra che al Senato non sarebbe stata tale senza i voti dei senatori a vita, punto sul quale Napolitano non ha preso posizione.

Ma il Presidente della Repubblica ha colto l’occasione per rilanciare la sua linea già espressa nel discorso di insediamento, come ricorda Pierluigi Battista sul Corriere della Sera: la necessità di un dialogo tra maggioranza e opposizione, non solo per la limitatezza dei margini di maggioranza del centrosinistra quali sono risultati dal voto del 9-10 aprile, ma per dare un contenuto positivo e funzionale al bipolarismo e all’alternanza.

Anche in questo caso è ben visibile una critica a Prodi poiché il presidente del Consiglio, fin dall’inizio, ha sostenuto la linea del "ce la faremo da soli", ovvero la linea del rifiuto del dialogo costruttivo con l’opposizione.

Queste considerazioni hanno permesso a Napolitano di allargare il discorso e a denunziare il pericolo che corrono le istituzioni democratiche di allontanarsi dai cittadini se continuerà a prevalere la logica dello scontro, che è ovviamente imputabile a una maggioranza che considera questo come la principale garanzia della propria tenuta politica.

Infatti, proseguendo con questo atteggiamento, la maggioranza di centrosinistra obbliga intenzionalmente l’opposizione a fare muro, ma con ciò erode la credibilità del sistema politico: e proprio di questo si preoccupa Napolitano, che non vede con favore una crisi che potrebbe diventare incontrollabile per il concentrarsi sulla maggioranza di difficoltà: i congressi dei Ds e della Margherita, il processo di costituzione del Partito democratico, e soprattutto il dibattito sulle riforme che sono state escluse dalla Finanziaria.

Proprio sulle riforme il contributo dell’opposizione potrebbe risultare decisivo sia per emarginare l’ala estrema del centrosinistra, che si sta arroccando sulla difesa dell’esistente, e quindi blocca la fase dello sviluppo, sia per dare coraggio ai riformatori. Il centrodestra, infatti, mantiene fermo il principio che esso lavora per il bene dell’Italia: questo è il messaggio che passa, che a sua volta mette in luce come il centrosinistra, invece, abbia come prioritario l’obiettivo di mantenersi al potere.

Un obiettivo che, se perseguito con ostinazione e cinismo, mette in pericolo la tenuto del sistema democratico del bipolarismo e dell’alternanza.

Vedi tutte le schede della serie Contro la Finanziaria Sinistra

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