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Di veramente pazzesco in questo Paese c’è innanzitutto il modo in cui la peggiore finanziaria degli ultimi lustri viene fatta di giorno e disfatta di notte, con poste, voci e fondi che entrano, escono, si mostrano e scompaiono. Come nel gioco delle tre carte, dove l’abilità del truffaldino fa balenare una vincita che non c’è mai. Di qui un contenzioso continuo fra i membri del governo, con promesse e critiche, mentre i cosiddetti tecnici annaspano fra cifre e percorsi diversi alla ricerca della quadratura del cerchio. Che non c’è.
Grazie alla follia di questo metodo nessun serio problema viene risolto, viene soltanto rinviato e ogni giorno la finanza immaginaria di lorsignori escogita nuovi balzelli.
Statali inquieti
La questione del rinnovo del contratto degli statali era stata dichiarata chiusa dopo un incontro fra governo e sindacati. I soldi ci sono, s’è detto, gli aumenti retributivi scatteranno regolarmente. Ma pare che i soldi non ci siano; secondo la Ragioneria dello Stato soltanto dal 2008 potrebbero essere pagati gli aumenti stessi. Dopo l’annuncio dell’accordo i sindacati degli statali avevano revocato lo sciopero. Adesso sono molto inquieti: se la tesi della Ragioneria si rivelerà corretta - e tutto lascia credere che lo sia - la protesta dei dipendenti illusi non tarderà.
I buchi della ricerca
Messo sotto accusa dal premio Nobel Rita Levi Montalcini e dall’assemblea dei rettori per aver tagliato i fondi alla ricerca e all’Università, il governo ha fatto un altro giro di valzer e ha messo sul tavolo un po’ più di 170 milioni di euro. Giubilo, retorica a gogò: i nostri cervelli non dovranno più emigrare. Ma il ministro Mussi ha svelato il trucco: quei fondi non sono aggiuntivi, sono esattamente quelli che figuravano nella prima stesura della finanziaria, successivamente scomparsi proprio per il gioco delle tre carte. Un pasticcio. I soliti tecnici cercano coperture che non s’intravedono, anche perché i "fondi a pioggia", promessi per accaparrarsi qualche voto, hanno assorbito parecchie risorse.
Licenza di tartassare
Ai Comuni che per i minori trasferimenti dallo Stato faticheranno a garantire i servizi, il governo ha fornito soltanto vaghe e generiche promesse, interventi marginali. Ma in compenso trasferisce ai sindaci il potere di aumentare le tasse, facendo lievitare l’addizionale sull’Irpef. In tal modo gli amministratori locali avranno il privilegio di essere accomunati, nella disistima dei cittadini, ai rapaci governanti nazionali. E i cittadini pagheranno carissimo, e in anticipo, il diritto di critica.
Auto in panne per tasse
Poiché i tecnici incaricati di scovare nuove tasse non hanno una fantasia illimitata, si torna a colpire gli automobilisti. Per il 90 per cento di loro aumenterà il bollo, ma non basta: con la finanziaria costerà di più rinnovare la patente o chiederne un duplicato, immatricolare e revisionare un veicolo. Una stangata dietro l’altra, che colpirà ovviamente anche moto e motorini.
L’industria automobilistica italiana è in ripresa, ma all’assemblea dell’associazioni delle aziende automobilistiche è stato sottolineato che questo bombardamento di tasse e rincari potrebbe deprimere il mercato.
Il "no" delle industrie farmaceutiche
C’è un altro settore importante per l’economia italiana, quello delle industrie farmaceutiche. Questa manovra le penalizza, scarica su di loro anche le inefficienze di Regioni che spendono male, le considera con sospetto e pregiudiziale avversione. Al convegno di Farmindustria a Milano, i rappresentanti di questo settore produttivo hanno sottolineato il ruolo fondamentale svolto dalle loro aziende nella ricerca, aggiungendo che se l’attuale governo proseguirà su questa linea di preconcetto contrasto, molti imprenditori potrebbero essere tentati di trasferire le loro aziende all’estero.
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