 In campagna elettorale hanno inondato i giornali con grandi dissertazioni sul ruolo strategico della ricerca con le quali hanno spiegato agli italiani che per contrastare il declino del paese bisognava indirizzare gli incentivi pubblici soprattutto a favore dell’innovazione, della formazione, dello sviluppo del capitale umano.
Con la Finanziaria “più burro e meno cannoni per tutti”
Sono previsti sgravi fiscali per le imprese che fanno ricerca e nuove assunzioni per le Università, con le parti sociali che - ovviamente - non possono che essere d’accordo.
Resta però da risolvere il “solito” problema dei soldi. Certo: il prelievo fiscale deve aumentare, ma non si può pensare che Visco, da solo, risolva tutti i problemi.
Ecco allora che la Finanziaria opera anche nel settore della ricerca qualche "bella" sforbiciata.
Definanziamento per il progetto Ri.Med.
Ai più il nome non dice nulla. Non così, però per i ricercatori e gli scienziati che operano nel settore delle biotecnologie.
Anni fa, in Sicilia, veniva avviata una difficile, quanto apprezzatissima, iniziativa, con il coinvolgimento attivo dell’Università di Pittsburgh, che prendeva infatti la creazione dell’Istituto italiano per i trapianti e le terapie ad alta specializzazione (ISMETT), che si è affermato come il più importante centro del Mezzogiorno e dell’intera area mediterranea per questo tipo di terapie.
Spinto da queste incoraggianti premesse, l’anno scorso il governo aveva stanziato 330 milioni di Euro per estendere il progetto alle attività di ricerca collegate, facendo leva anche su un accordo di collaborazione scientifica tra Italia e Stati Uniti.
L’intervento era di grande caratura scientifica e punta a estendere le conoscenze in settori di frontiera della ricerca biomedica e delle biotecnologie, nei quali l’Università di Pittsburgh rappresenta uno dei punti di riferimento mondiali.
Rilevanti, inoltre, le dimensioni dell’operazione con uno spazio dedicato di circa 50 mila metri quadrati e con oltre 600 ricercatori impiegati attivamente nelle attività di studio.
Ora però l’operazione rischia il fallimento
La Finanziaria taglia le risorse che il precedente governo aveva destinano a questa esemplare operazione.
D’altro canto, perché stupirsi? Quali prospettive poteva mai avere con il governo Prodi un progetto nato col centro-destra, che sta al di fuori delle logiche nazionali dell’Accademia e del pubblico impiego? E che, come non bastasse, nasce da una cooperazione con gli Stati Uniti?
(Fonte: Finanziaria)
Scheda a cura di Renato Brunetta
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