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19 ottobre 2007
Il Fondo Monetario boccia Prodi

Non c’è due senza tre e dopo le critiche della Banca d’Italia al governo e le precisazioni di Lorenzo Bini Smaghi (membro del comitato esecutivo della Banca Centrale Europea) sono arrivati anche i giudizi durissimi degli organismi economici internazionali. Il World Economic Outlook, il bollettino economico e statistico del Fondo Monetario Internazionale parla di un’Italia deludente per i ritardi nelle riforme a cominciare dalla previdenza e per l’utilizzo sbagliato dell’extra gettito, il cosiddetto tesoretto.

Un giudizio particolarmente duro perché accompagna i dati deludenti sulla crescita economica per il prossimo anno. La crisi dei mutui subprime pesa sull’economia mondiale e le stime sullo sviluppo sono tagliate dello 0,4 per cento rispetto alle ipotesi di luglio. Alla sforbiciata non sfugge l’Italia che scende dall’1,7 al all’1,3 per cento. Ma il Fmi mette in guardia sull’evoluzione della congiuntura: i rischi restano fermamente ancorati ai timori che le tensioni sui mercati finanziari continuino, facendo scattare un rallentamento più marcato.

Insomma con linguaggio meno tecnico di quello usato dagli economisti di Washington, la situazione volge al brutto e i paesi come il nostro, la cui economia è fortemente debitrice della salute degli Stati Uniti e della Germania, sarebbero più esposti degli altri. E l’1,3 potrebbe essere un dato destinato ad essere ridimensionato poiché il made in Italy verrebbe ad essere colpito nelle sue esportazioni. Ci sarebbe l’alternativa dell’aumento dei consumi interni ma la politica attuale sul fronte fiscale ha fatto molti passi indietro. Ciò che colpisce nel messaggio del fondo è la critica senza veli sui conti pubblici: i paesi dell’area euro che non hanno ancora raggiunto i propri obiettivi di medio termine sono tenuti a fare aggiustamenti di almeno lo 0,5 di Pil all’anno.

Obiettivo che sembra improbabile da raggiungere in alcuni paesi tra cui l’Italia dove - dicono gli economisti - il governo ha ridotto l’aggiustamento di bilancio per il 2007 nonostante il significativo aumento dell’entrate.

Nell’analisi degli esperti di Washington se il nostro Paese cresce dell’1,7 quest’anno e dell’1,3 nel 2008, ultimo di graduatoria dell’Europa monetaria è perché il governo Prodi pur avendo un programma di riforme ha poi avuto difficoltà ad attuarle. E pesano come un macigno le tesi esposte da Bini Smaghi.

Se si vuole risanare veramente le finanze pubbliche italiane e diminuire la pressione fiscale in modo credibile, bisogna cominciare col ridurre la spesa pubblica. Così è stato fatto negli altri paesi, solo dopo si può pensare a fare i miracoli.

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