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L’Unione ha annunciato che presenterà 400 emendamenti alla finanziaria al Senato. La Cosa rossa ha detto che ne presenterà un centinaio; molti “avvelenati”, come quello che aumenta dal 12,5 al 20% l’imposta sulle rendite finanziarie, così da reperire risorse per una riduzione fiscale sui lavoratori dipendenti.
Non si presenta, quindi, affatto semplice il dibattito della manovra a Palazzo Madama. Affrontare 500 emendamenti della propria maggioranza con due voti di scarto in aula e con uno in commissione Bilancio, è operazione tutt’altro che agevole. Senza contare quelli che verranno dall’opposizione. E tenuto conto che la maggioranza in commissione è garantita esclusivamente dalla presenza di Carlo Azeglio Ciampi. E che la maggioranza è per nulla compatta sui suoi stessi emendamenti.
Non è finita. Così come previsto dalla risoluzione che ha varato il Dpef, gli emendamenti del governo alla finanziaria dovranno preventivamente passare al Consiglio dei ministri prima di essere presentati. Ne consegue che il caos in commissione sarà totale.
Ad appesantire ulteriormente il clima, il provvedimento sul welfare, che finirà alla Camera. Nella “pancia” della manovra è contenuta parte della copertura finanziaria del disegno di legge. Ne consegue che ogni modifica al provvedimento, avrà ripercussione sui saldi di finanza pubblica in discussione a Palazzo Madama.
Un caso per tutti: la riduzione del prelievo fiscale sui lavoratori dipendenti. Tutti lo vogliono, ma gli unici che hanno detto come finanziarlo sono i parlamentari della Cosa rossa. Contro il meccanismo di copertura previsto (l’aumento delle tasse sulle rendite finanziare) tutta l’opposizione e larghe fette della maggioranza (veltroniani e diniani, su tutti). Quindi, la maggioranza per approvarla non c’è.
In questo bailamme di posizioni, poi, grava il clima di campagna elettorale. Clima che esalta la visibilità. Ed in virtù di questa, poco importa se un emendamento viene approvato, basta che sia presentato per poi rivenderlo con la propria base elettorale. Con la conseguenza che a farne le spese è soprattutto il consenso nei confronti del governo in carica: reo di rendere impossibile il varo di questo o di quell’emendamento finalizzato alla visibilità.
Insomma, vista la striminzita maggioranza ed il clima intorno alla manovra, questa finanziaria rischia di essere davvero l’ultima per l’accoppiata Prodi-Padoa Schioppa.
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