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Forse Padoa Schioppa si aspetterebbe un grazie da tutti quei “bamboccioni” che, con gli aiuti irrisori previsti nella Finanziaria, secondo lui hanno finalmente la possibilità di pagarsi più agevolmente l’affitto e poter lasciare la famiglia.
Il ministro forse non ha ben compreso che con un epiteto tra il canzonatorio e poco affettuoso ha liquidato un vero e proprio fenomeno sociale, in un certo senso legato anche alle preoccupanti rilevazioni dell’Istat, che danno in aumento le famiglie a rischio povertà. Se il giovane italiano fa molta fatica a staccarsi dal cordone familiare, questo è imputabile ad un sistema formativo che garantisce scarsa mobilità sociale, e soprattutto al costo elevato di un’esperienza universitaria fuori sede. Oggi c’è un percorso di studi troppo incentrato sul “curriculum”.
Dopo la laurea, infatti, per i giovani è tutta una rincorsa ad arricchire il proprio profilo biografico a suon di stages, perfezionamenti, specializzazioni, tutte attività molto costose per le famiglie che non danno, però, garanzia di efficacia: il datore di lavoro, infatti, al momento del colloquio compie le sue valutazioni dando sempre meno priorità alla lunghezza del curriculum accademico e sempre più alle effettive abilità, che non sempre sono certificate da un “110 e lode”.
Il risultato è che, dopo sette, otto, o addirittura dieci anni di sforzi all’Università, per gli studenti fuori sede si profila un desolante ritorno a casa per svolgere il lavoro dei propri genitori oppure la prima occupazione utile che, troppe volte, non è neanche pertinente a quanto appreso. Perciò, il problema dell’autonomia giovanile non è soltanto economico, ma soprattutto qualitativo. Per una coppia di reddito medio-basso, mandare a studiare un figlio in un Ateneo presunto “importante” è sempre meno un buon investimento, sempre più una cieca scommessa.
Il governo, questo nodo, sembra non volerlo sciogliere, e lo si intuisce nella scarsa attenzione che la Finanziaria ha prestato al settore universitario. Il continuare a non capirlo e a cercare di mettere una toppa con degli aiuti sporadici e ridicoli è, questo sì, da veri “bamboccioni”.
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