 Ha colpito duro e ha colpito nel segno il libro “Falce & carrello” (sottotitolo: “Le mani sulla spesa degli italiani”) dedicato da Bernardo Caprotti, proprietario di Esselunga, alle Coop rosse, ai suoi privilegi, agli interessi politico-affaristici del gruppo Legacoop: terza impresa italiana con 50 miliardi di euro di fatturato, il 3% del Pil. Ne consigliamo la lettura e, se possibile, la diffusione. Ci limitiamo qui, per ora, a due “perle” riguardanti Prodi e la sua Bologna.
- Nel maggio 1999 Esselunga sottoscrive un accordo per l’acquisto di un’area nei pressi di Porta Saragozza, nel capoluogo emiliano.
- In novembre, durante gli scavi, viene alla luce una pavimentazione etrusca e la Soprintendenza blocca tutto.
- Nel febbraio 2000 la Esselunga è costretta a rinunciare alla costruzione del suo supermercato.
- Due mesi dopo l’area viene acquistata da Legacoop. Presidente è Pierluigi Stefanini, già segretario del Pci bolognese e membro del comitato scientifico di Nomisma, il centro studi del professor Prodi.
- Quindici giorni dopo (!) l’acquisizione dell’area, la Soprintendenza decide di trasferire i reperti e, come per incanto, il supermercato di Coop Adriatica si può fare.
- Bernardo Caprotti scopre, siamo nel gennaio 2006, che i preziosi reperti sono ammassati tra le erbacce in un’area recintata del Comune.
- Quanto alla diatriba fra Esselunga (forse in vendita) e Coop che la vorrebbe acquistare in nome dell’italianità, Caprotti ricorda una singolare performance di Prodi in campagna elettorale. Quando, parlando di distribuzione italiana a Porta a Porta, il professore si abbandonò a queste parole: “Abbiamo (!) le coop, c’è ancora la Esselunga. Il governo le può mettere assieme, può aiutarle a fare una politica perchè siano assieme”. Parole che si commentano da sole.
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