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10 settembre 2007
Sondaggio: solo un italiano su quattro si dice soddisfatto del governo Prodi

Il sondaggio di Renato Mannheimer, pubblicato oggi dal Corriere della Sera, parla chiaro: da febbraio a settembre, il giudizio positivo sul Governo ha perso 10 punti, scendendo dal 37 al 27%. Ovvero: solo un italiano su 4 difende Prodi. Simmetricamente, il giudizio negativo è aumentato di 8 punti, passando dal 60 al 68%. Veramente contenuta la percentuale dei “non so”: pari al 5%, che vuol dire che tutti hanno un’idea molto precisa sul Governo.

Eppure, de febbraio a giugno, i consensi sul Governo avevano registrato una tendenza al rialzo, forse grazie ai dati sul tesoretto e al modo in cui il Governo stesso li aveva presentati. Ma a luglio, agosto e settembre è avvenuto il crollo: la valutazione positiva che a maggio aveva raggiunto il 43% si attesta ora al 27% e questo vuol dire che negli ultimi tre mesi il Governo ha perduto 16 punti. Una caduta verticale, che le pre-assicurazioni fornite da Padoa Schioppa sulla prossima Finanziaria difficilmente potranno modificare.

All’interno dell’area politica di centrosinistra, i consensi viaggiano al 65%, ma i giudizi negativi sono al 31%. Più netta la distanza nell’area politica di centrodestra: al 94% che dà un giudizio negativo si contrappone un misero 5% positivo. Anche nell’area di centro il giudizio negativo prevale con il 71% contro il 24%. Ancora più significativo il fatto che tra gli intervistati che non si collocano in nessuna area politica, il parere negativo surclassi quello positivo per 76 a 13.

Secondo le classi di età, il valore negativo più alto verso il Governo è espresso dalla fascia più giovane (18-24 anni): è un drammatico (per il Governo) 78%, che smonta definitivamente le affermazioni di Prodi di agire a favore delle nuove generazioni. Dal sondaggio, esse si sentono come le più tradite. Il secondo giudizio negativo, per intensità, è espresso dalla fascia di età immediatamente seguente (25-34 anni) con il 73%. Tradotto: il Governo uccide la speranza dei più giovani.

Secondo Mannheimer, l’origine di tutto questo scontento sta soprattutto nell’incapacità del governo di “concludere le cose”, la cui causa sarebbe l’attuale sistema elettorale e il Parlamento che ne sarebbe derivato.

Spiegazione discutibile perché risalta evidente a tutti che la conflittualità in senso alla maggioranza deriva dalla inconciliabilità delle posizioni delle sue componenti.

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