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27 luglio 2007
D'Alema parla e sparla

D’Alema con le sue esternazioni tiene deste le polemiche sulla politica estera. Nel suo intervento al Senato, ha mantenuto un basso profilo, cercando di smussare gli angoli. Il Senato è un terreno di scontro ad alto rischio e pertanto il Ministro degli Esteri ha cercato di spostare l’attenzione sugli sviluppi dell’integrazione europea. Poi sul Medio Oriente, a proposito di Hamas, si è fatto scudo della Francia e di Sarkozy.

In altre sedi, alla Camera in particolare, però D’Alema ha rilanciato le polemiche, indirizzandole, questa volta, prevalentemente sull’Afghanistan. Cosa sostiene il Ministro degli Esteri:

  • che gli americani dovrebbero porre fine all’operazione Enduring Freedom;
  • che la condotta delle operazioni di Enduring Freedom crea imbarazzo all’altra missione della quale fa parte l’Italia, ISAF (Forza Internazionale di Sicurezza).

Ecco così un’altra polemica con gli Stati Uniti che, per bocca del portavoce del Dipartimento di Stato, replicano indirettamente:

  • Enduring Freedom è più che mai utile ed attuale per la lotta al terrorismo;
  • Enduring Freedom è la denominazione data alle operazioni che nel 2002 portarono la coalizione internazionale, a guida americana, in guerra contro i talebani che avevano trasformato l’Afghanistan in una santuario di Al Qaida. E si rifiutarono di espellere dal paese Bin Laden.

Va ricordato che gli Stati Uniti avrebbero voluto unificare le due missioni (ISAF/Enduring Freedom). Il che, per la verità, risponderebbe ad ovvie necessità di unificazione del comando, di strategia coordinata, di razionalizzazione di uomini e risorse. Ma è stata l’opposizione dei paesi europei a volere mantenere la separazione tra le due missioni: la prima ONU\NATO, la seconda US .

Che poi D’Alema, attraverso il portavoce della Farnesina, si esprima, ora, a favore di un processo di sostanziale unificazione delle due missioni è un evidente tentativo di ridimensionare la portata delle sue critiche agli americani. Sempre all’insegna della coerenza.

Considerando che proprio in questi giorni, a seguito del deterioramento della situazione in Pakistan ed all’aggravarsi della presenza terroristica nell’area tribale a ridosso dell’Afghanistan, gli americani sono orientati ad impegnare più apertamente e massicciamente l’Enduring Freedom proprio in Pakistan, che significato ha la sortita di D’Alema?

Né bisogna dimenticare la drammatica situazione degli ostaggi coreani e di quello tedesco che rafforza un quadro fosco del terrorismo.
Si ha la sconcertante impressione che il Ministro degli Esteri sia alla ricerca, da una parte, di sortite ad effetto, destinate a porlo nella centralità del dibattito e, dall’altra, a perseguire fini di politica interna, cercando il sostegno della sinistra radicale. Che, in un momento difficile per altre ragioni, gli viene proprio sulla politica estera.

La richiesta della cessazione della Enduring Freedom, considerata a Washington parte fondamentale della Guerra Globale al Terrorismo (GWT), non obbedisce ad una logica, ma ad un calcolo di politica interna. La sinistra radicale in realtà è prigioniera delle sue debolezze delle sue contraddizioni. E’ costretta a subire:

  • il mutamento di missione dell’ ISAF, dalla assistenza e sicurezza alla controguerriglia, cercando mimetizzazioni dialettiche;
  • la partecipazione, mai ammessa ufficialmente, di forze speciali italiane proprio a fianco dell’Enduring;
  • la presenza di un centinaio di paracadutisti del Tuscania in Iraq, con funzioni di addestramento delle forze locali.

Dunque, D’Alema, con le sue sortite, si sforza di aiutare la sinistra radicale ad alleggerire la pressione che ha al suo interno da parte di una base sempre più insofferente ai calcoli di potere.

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