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Più di 50 milioni di euro: a tanto ammonterebbe il buco di bilancio del comune di Perugia. Una vera e propria voragine, che sta provocando una pioggia di avvisi di garanzia, arrivati ormai a sei, i cui destinatari sono consulenti esterni, “city manager” e dirigenti pubblici. Tutto l’universo, quindi, della malagestione clientelare portata dal governo locale della sinistra.
Il disastro ha radici profonde: nel bilancio del 2005 del Comune di Perugia era già emerso un deficit di almeno 20 milioni di euro che poi, come si è visto, sarebbe più che raddoppiato in pochissimo tempo.
L’inchiesta fa presagire risvolti clamorosi e, anche se riguarda un’amministrazione locale, il problema politico sollevato non è secondario. E subito si è messa in moto la “catena di solidarietà” che ha visto il governo di centro sinistra venire in soccorso del suo fiore all’occhiello: il capoluogo appunto della rossissima Umbria. Così, proprio nei giorni della crisi, lo scorso febbraio, quando le sorti del governo guidato da Prodi erano appese alle “sensibilità di Napolitano”, i ministri “congelati” Pecoraro Scanio e Bianchi hanno assicurato a Perugia la disponibilità di 14,4 milioni di Euro per completare il progetto di un minimetrò. Questo, a dimostrazione del fatto che senza “l’aiutino da Roma” l’amministrazione sarebbe impantanata nell’immobilismo politico. Il caso di Perugia è l’ennesimo esempio di come il mito del “buongoverno” delle regioni rosse stia crollando sotto una valanga di clientelismo che sfocia nello scandalo. Perugia è l’emblema della concezione che ha la sinistra di governo locale: un governo che antepone gli interessi di parte, e quelli degli “amici”, alle reali esigenze dei cittadini. E, purtroppo, tutto ciò avviene sempre nel totale silenzio della grande stampa, a dimostrazione di quanto, con questo falso mito, la sinistra abbia vissuto per anni.
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