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Accade a La Spezia, da trent’anni affidata nelle mani del “buongoverno” della sinistra. La municipalizzata dell’acqua, l’Acam, ha i conti in profondo rosso; le tariffe vengono gonfiate a dismisura; i soldi dei cittadini vengono distribuiti sottoforma di dividendi agli azionisti (i Comuni!), anziché essere destinati al miglioramento dei servizi. Una vergogna, per la quale ci sarebbe materia per la Procura della Repubblica o, almeno, per la Corte dei Conti.
In questa provincia rossa (e ricca di risorse idriche) i cittadini pagano l’acqua 116 euro, come il Sud (118) e il Centro Italia (119) dove l’acqua scarseggia, e decisamente di più rispetto al Nord (88) ma anche alla media nazionale (108). La municipalizzata quest’anno registra una perdita di 1 milione e 900 mila euro. I costi a carico dei cittadini, in una provincia di poco più di 200 mila abitanti, si fanno sentire pesantemente: 13% di aumento nel 2007 e ulteriori aumenti già previsti del 5% annuo sia nel 2008 che nel 2009.
La Spezia sembra essere il paradiso delle società pubbliche di servizi: ce ne sono 29, i cui consigli di amministrazione costano un milione e 200 mila euro all’anno. Grazie a questa cifra, colossale per una provincia così piccola, si mantiene uno stuolo di dirigenti di partito e sono garantite le assunzioni “per tessera” ben oltre le reali necessità aziendali.
Come se non bastasse, c’è da registrare il fallimento del piano provinciale dei rifiuti, che attualmente sono conferiti fuori provincia. Del resto questa è forse la sola provincia dell’Italia settentrionale che ha scartato da subito la scelta del termovalorizzatore. Cinque milioni di euro di debiti fuori bilancio si abbatteranno così anche quest’anno sui comuni soci di Acam (la quasi totalità in provincia) con un conseguente prossimo aggravio a carico delle famiglie.
Ma non basta. Perché il comune della Spezia, che andrà al voto il 27 maggio, è caratterizzato anche dalla cronica carenza di parcheggi pubblici. Nessun parcheggio in struttura è stato realizzato negli ultimi 10 anni di governo dalla sinistra. Ci si chiede quindi, a ragione, dove siano finiti i proventi delle multe (dal ’94 al 2001, 21 milioni) e del pagamento delle “strisce blu” (dal ’99 al 2004, 5 milioni e 700 mila euro) che, per legge, dovrebbero essere reinvestiti in questo ambito. Nel frattempo, in una città nella quale vivere è sempre più costoso e complicato, è l’emergenza anagrafica a farsi sentire in tutta la sua drammaticità: nel 1992 i giovani tra i 15 e i 29 anni erano il 20% dei residenti. Nel 2004 la percentuale è crollata al 13% e non dà segni di miglioramento.
I cittadini hanno l’occasione di dire basta al malgoverno delle sinistre. Se ne ricordino il 27 maggio.
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