Torna alla Home Page
 
 
 
20 novembre 2006
È una Finanziaria ridotta in macerie
finanziaria

La finanziaria il giorno dopo. Votata alla Camera con una maggioranza ridotta rispetto a quella della fiducia (sono mancati all’appello 20 deputati dell’Unione), la manovra è sempre più lacera. I saldi di bilancio non sono stati toccati, ma quel che resta sembra l’edificio di Arafat a Ramallah dopo i bombardamenti israeliani: intatto l’appartamento del leader palestinese, ma intorno solo macerie.

Ed in questo stato si appresta ad affrontare l’esame del Senato che, fra l’altro non ha ancora licenziato il decreto fiscale. Quindi, per una settimana, la legge finanziaria vera e propria verrà messa nel freezer, per dare il tempo ai senatori di approvare (anche questa volta con il voto di fiducia) il decreto.

A Palazzo Madama il governo dovrà concedere molto più di quanto non abbia elargito alla Camera, in materia di emendamenti alla maggioranza. Dovrà recuperare le risorse per la ricerca; dovrà correggere i tagli ai ministeri; dovrà trovare i finanziamenti per gli italiani nel mondo, così da conquistare il voto di Pallaro.

Insomma, dovrà riscrivere mezza manovra, offrendo un’immagine – se possibile – peggiore rispetto a quella data in pasto agli italiani con i 2 mila emendamenti di governo e maggioranza alla Camera. E non può fare altrimenti. L’utilità marginale, il potere d’interdizione, dei senatori è maggiore rispetto a quello dei deputati, proprio in virtù della risicatissima maggioranza. Una circostanza che obbligherà i senatori a vita, come Carlo Azeglio Ciampi, ad essere presenti non soltanto nelle votazioni dell’assemblea, ma anche in quelle di commissione Bilancio.

In altre parole, quel che ci accingiamo ad assistere sarà uno spettacolo ancora più lacerante per la maggioranza di quello visto alla Camera. Con un’aggravante: a Palazzo Madama Padoa Schioppa non potrà utilizzare i trucchetti contabili a cui è ricorso a Montecitorio.


È una Finanziaria ancora provvisoria

“Stiamo per chiedere un voto di fiducia su un provvedimento che non c’è, come l’isola di Peter Pan”. Questa battuta di Mussi rende magnificamente l’idea della forte tensione con cui la maggioranza ha approvato alla Camera la legge Finanziaria. Quando il testo è stato finalmente reso pubblico, infatti, i capigruppo dell’Unione si sono resi conto che delle modifiche concordate dalla maggioranza in Parlamento e consegnate al governo, moltissime erano “inspiegabilmente saltate”, come ha subito denunciato il capogruppo di Rifondazione, Migliore. Evidentemente il Tesoro aveva deciso di derubricare quelle modifiche a semplici consigli, scegliendo esclusivamente in base alle proprie esigenze di cassa e lasciando i partiti fuori dalla porta.

Tanto che il ministro Chiti ha dovuto annunciare a tamburo battente, per placare gli animi, che nel corso del passaggio al Senato ci sarà la necessità di apportare cambiamenti non certo secondari al testo della Finanziaria. La maggioranza, in effetti, attende il governo al varco a Palazzo Madama. Bisogna ‘ricucire lo strappo’, e se il governo non lo farà la ferita che si è prodotta potrebbe anche non rimarginarsi - hanno sibilato ai piani alti dell’Ulivo. Un avvertimento che è mirato su Padoa Schioppa, un ministro tecnico che si sta muovendo con troppa autonomia dalle forze che sostengono la maggioranza, ma che investe direttamente anche il premier e il suo entourage.

Alla Camera questa volta il vulnus consumato dal governo ai danni del Parlamento è stato gigantesco: Prodi ha chiesto la fiducia su un maxiemendamento che ha trasformato in un articolo unico i duecento del testo originario che ancora non erano stati votati. E che ha sottoposto al voto blindato dell’assemblea un tomo di ben 300 pagine e 830 commi. E lo ha fatto dopo che la commissione Bilancio ha dovuto prenderne visione a tempo di record nell’arco di poco più di due ore. Con l’aggravante che quel testo è stato continuamente modificato anche durante la notte, quando cioè la sua versione definitiva e ufficiale era già stata depositata a Montecitorio. I motivi della questione di fiducia, insomma, vano ricercati tutti all’interno della maggioranza, e il presunto ostruzionismo del centrodestra era e resta solo uno specchietto per le allodole.

La fiducia su uno o più maxiemendamenti non è certo una novità, ma una novità piuttosto sconcertante è stata, stavolta, la mancanza di un esame e di una votazione completa del provvedimento in Commissione Bilancio. Come pure la serie continua di modifiche al proprio testo che l’esecutivo a introdotto a ciclo continuo mentre già si votava in assemblea.

Al Senato si replica. E non sarà sicuramente un bello spettacolo.

Vedi tutte le schede della serie Contro la Finanziaria Sinistra

Spedisci ad un amico!      Versione Stampabile
 
I commenti a questa notizia sono chiusi.
Vota Berlusconi
Rss Feed
Forza Italia Sito Ufficiale
L'occidentale
Il Domenicale
Italia Libera
Ragion Politica
Il Circolo Giovani
Difendi il tuo futuro
Ideazione.com
Istituto Bruno Leoni
Free Foundation
Fondazione Magna Carta
NovaResPublica
Il Giulivo