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La sinistra potrà anche tentare in ogni modo, oggi, di alterare la realtà, o di rappresentarla in modo meno negativo. Ma la trimestrale di cassa si è incaricata di squarciare il velo su una serie di bugie e di fallimenti che ben difficilmente potranno essere fatti dimenticare ai cittadini italiani.
Purtroppo per il Paese, la sinistra, in questi due anni, ha sbagliato tutto, praticando una politica "tassa e spendi, spendi e tassa": aumento indiscriminato della tassazione, e nessun vero taglio delle spese.
È stato un errore fatale, con conseguenze devastanti: in questi due anni, si è bloccata la crescita della nostra economia, proprio mentre c’era in Occidente un momento positivo, di espansione (diversamente da oggi). Ora, infatti, la congiuntura economica mondiale è divenuta negativa: e quindi, adesso, ci ritroviamo sia impoveriti come singole famiglie e come imprese, sia costretti a fare fronte ad una fase difficile senza aver potuto far tesoro del biennio buono.
Ora le cose appaiono chiare: la crescita è quasi azzerata (e il Governo, fino a pochi mesi fa, prevedeva dati più che doppi); il rapporto deficit/pil è tutt’altro che rassicurante; e soprattutto, il mitico tesoretto è sostanzialmente "desaparecido", con il Ministro Padoa Schioppa che rinvia tutto a giugno.
Il Paese è stato tassato, impoverito e ingannato. Resta da capire perché mai, dopo avere causato la malattia, dovrebbero essere capaci di curarla i 17 ministri e i 26 sottosegretari di Prodi che guidano le liste di Veltroni.
In fondo, il primo documento economico approvato dalla sinistra nella legislatura appena trascorsa non andava nella direzione sbagliata. Si trattava del primo Dpef, quello di giugno 2006, in vista della futura finanziaria. Diceva cose che anche noi avremmo potuto sottoscrivere: no all’aumento delle tasse e sì al taglio della spesa pubblica. Erano anche stati individuati quattro settori essenziali in cui fare riforme di fondo riducendo la spesa: pensioni, sanità, pubblico impiego e finanza locale.
E invece, pochi mesi dopo, a fine settembre 2006, Prodi, Padoa Schioppa e Visco presentarono una finanziaria che capovolgeva quei princìpi. Nessun taglio alle spese, e, al contrario, un aumento indiscriminato delle tasse, per tutti. Loro dissero che si trattava di "redistribuzione" (i postcomunisti cercano sempre questa spiegazione), ma non era vero. Lo stesso Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi spiegò (in modo neutrale e super partes) che l’aumento delle aliquote colpiva tutti, anche i contribuenti più poveri.
Quello fu l’errore fatale della sinistra, con conseguenze devastanti:
- si bloccò la crescita dell’economia, proprio mentre c’era in Occidente un momento positivo, di espansione (diversamente da oggi);
- si rinunciò a fare le riforme più difficili, che, com’è noto, o vengono messe in campo nel primo anno di legislatura, oppure diventano impossibili.
Per tutto l’anno successivo, il 2007, a causa di questo aumento di tasse, gli italiani hanno dovuto pagare un sacco di soldi in più. Si poteva pensare che, almeno nella finanziaria successiva, questi soldi venissero restituiti, o sotto forma di minori tasse o sotto forma di un primo inizio di riduzione del debito pubblico. Nella finanziaria di pochi mesi fa, è stato confermato il livello complessivo di tassazione (con qualche riduzione solo per poche grandi imprese), e la gran parte delle nuove entrate sono state sciupate in nuova spesa pubblica (i due decreti-tesoretto valevano 15 miliardi, la finanziaria era partita a 10 miliardi ed è via via cresciuta fino a 16 miliardi, la controriforma delle pensioni è costata altri 10 miliardi, e così via...). In gran parte denaro buttato via o comunque speso male.
Insomma, una politica "tassa e spendi, spendi e tassa": aumento indiscriminato sia della tassazione sia della spesa pubblica. E nel frattempo la congiuntura economica mondiale è divenuta negativa: quindi, adesso, ci ritroviamo sia impoveriti come singole famiglie e come imprese, sia costretti a fare fronte ad una fase difficile senza aver potuto fare tesoro del biennio buono. |