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Gli italiani si sentono minacciati e insicuri, assediati da una criminalità aggressiva e sempre più pericolosa. Hanno una percezione drammatica dei problemi della pubblica sicurezza, sia che abitino in grandi centri o in medie e piccole città, al Nord e al Sud. Questa situazione è nota da tempo, ma una ricerca della Confcommercio – realizzata da Mercurio Misura su un campione significativo – rivela quanto sia salito il livello d’allarme nel Paese.
Più di otto italiani su dieci, esattamente l’83,6% si ritengono esposti a tutti i più frequenti tipi di reato (rapina, furto, scippo e borseggio). I nostri concittadini hanno idee precise sull’origine dell’impennata criminale e, con una percentuale che oscilla fra il 70 e l’80. ritengono che il deterioramento delle condizioni di civile convivenza sia dovuto all’aumento dell’immigrazione clandestina.
Ma come e perché questa gelida ventata di apprensione e di paura si è abbattuta sulla società italiana? Il governo di centrodestra presieduto da Silvio Berlusconi aveva varato nel 2001 un articolato programma d’interventi per ridurre l’attacco criminale. Innanzitutto, un contratto dignitoso per gli appartenenti alle forze dell’ordine, quindi un coordinamento concreto e intelligente delle unità disponibili per aumentare il controllo sul territorio e potenziare la prevenzione. All’avvio della positiva innovazione del “poliziotto di quartiere” si è accompagnata una adeguata dotazione di mezzi e risorse per i tutori dell’ordine.
Nel contempo, con la legge Bossi-Fini è diventato più efficace il contrasto dell’immigrazione clandestina, che aveva innestato sui ceppi della malavita endogena mafie e clan feroci provenienti da tutti gli angoli del mondo.
Questo sforzo ha dato i suoi frutti. Nel giro di qualche anno le statistiche hanno rivelato una sensibile riduzione dei crimini ed è aumentata nei cittadini la percezione di una maggiore sicurezza.
Ma questo processo positivo si è arrestato nel 2006, con l’insediamento del governo di Romano Prodi. L’Unione, per cultura e tradizione politica, non aveva consapevolezza dei problemi della sicurezza e c’era, poi, la particolare arretratezza ideologica della sinistra radicale, che ha sempre disprezzato “legge e ordine”, considerati suggello del sistema borghese.
Il governo Prodi ha cominciato col mortificare gli appartenenti alle forze dell’ordine sul piano retributivo, poi con la sua prima finanziaria ha immiserito gli stipendi dei servitori dello Stato e ha scardinato di fatto il comparto della sicurezza riducendo organici e mezzi. Una sconsiderata politica della lesina ha ridotto perfino al benzina e i pezzi di ricambio per le “volanti” e per i veicoli dei vigili del fuoco. Un disastro. Contemporaneamente, la politica delle “porte aperte” ha richiamato in Italia flussi crescenti di immigrati irregolari e talune “specialità” criminali, come il racket della prostituzione e lo spaccio della droga sono state potenziate e conquistate da clan slavi, albanesi, maghrebini.
Nel Paese, quindi, sono aumentate la paura e la protesta. Gli italiani hanno toccato con mano l’incapacità del governo di adempiere ad uno dei suoi compiti fondamentali: garantire ai cittadini la tutela della vita, dei beni, della tranquillità, a casa e in strada, nelle botteghe. Sul finire della scorsa estate, le proteste crescenti hanno di fatto costretto il governo a varare un fumoso “pacchetto sicurezza”. Un altro disastro, una serie di figuracce legate a quattro disegni di legge e a un decreto scritto, riscritto, ritirato. Anche sulla sicurezza il governo Prodi ha dichiarato bancarotta.
Adesso l’illusionista Walter Veltroni ha scoperto la rilevanza della sicurezza per gli italiani e, travestendosi da moderato, promette l’ordine che non potrà e non saprà garantire. Il gruppo dirigente del Pd è quello stesso gruppo che si è esibito nei disastri firmati Prodi. In virtù di quale miracolosa mutazione dovrebbe riuscire a fare domani quel che fino a oggi non ha saputo fare?
Gli italiani sanno distinguere fra chi ha lavorato per il recupero civile del Paese e chi ne ha favorito, invece, il disordine e lo sbracamento.
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