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La lunga ed inqualificabile vicenda Bassolino è diventata il paradigma di quello che è oggi la sinistra italiana, sia essa sedicente riformista, sia essa autoproclamata radicale.
Il governatore della Campania, che in questi mesi era sparito dalla scena pubblica per la vergogna di dover dar conto al mondo intero dei milioni di tonnellate di spazzatura per le strade della sua regione, è oggi un elemento centrale della campagna elettorale e bene ha fatto anche ieri Berlusconi a Torino a dedicargli qualche riflessione. Perché don Antonio rappresenta il fallimento e la pochezza di quel progetto di ammodernamento della politica che ancora oggi Veltroni va vendendo per le contrade d’Italia.
E’ la negazione del buon amministratore ed è anche l’immagine di come un’ottima campagna mediatica riesca, fino a quando la spazzatura non copre tutto, a fare di un mediocre politico un eroe addirittura del Rinascimento. Quelli che negli anni Novanta tessevano le lodi di Don Antonio che aveva fatto rinascere Napoli, adesso tacciono mortificati davanti al disastro campano. Ma la questione è un’altra e tutta politica. Una questione che sta danneggiando fortemente il Partito Democratico, che sta mandando a rotoli la presunta novità propagandata da Veltroni e che dimostra per l’ennesima volta quanto l’ipocrisia della sinistra sia radicata nella sua essenza.
Intanto perché l’unica cosa che ha saputo dire e fare Veltroni, dopo il rinvio a giudizio di Bassolino e non prima, è stato un appello alla sua coscienza: “Sono sicuro - ha detto il segretario del Pd – che, conoscendolo, farà la cosa giusta”. Ed infatti Bassolino ha fatto la cosa giusta. È rimasto al suo posto giustificandosi con il fatto che adesso più che mai c’è bisogno della sua presenza. A far da contraltare all’imbarazzato Veltroni ci ha pensato Di Pietro che, dopo la notizia del rinvio a giudizio del governatore, ha chiesto immediatamente le sue dimissioni. Come se il farsi da parte di Bassolino fosse automaticamente legato all’iniziativa di qualche giudice e non, invece, al disastro politico che in questi anni ha trasformato la Campania in un feudo personale ed in una poco chiara corte medievale.
Quale credibilità allora può avere il discorso politico di Veltroni se cade miseramente davanti a Bassolino, di cui lo stesso segretario ha tessuto gli elogi, prima di invitarlo ad un esame di coscienza? E’ normale che un leader che imposta la sua campagna elettorale sulla novità, sull’efficienza, sulla discontinuità, sul buon governo, sulla moralità si fermi poi davanti al caso Campania, auspicando tutt’al più una crisi di coscienza nel governatore che possa indurlo a firmare le dimissioni? Il problema del governatore campano, ha ricordato Berlusconi, non è il suo rinvio a giudizio; sono le tonnellate di spazzatura per le strade di Napoli ad accusarlo, è la sua fallimentare azione politica su uno dei più elementari doveri di un’amministrazione: quello di garantire la pulizia e la salute dei cittadini. Bassolino da 14 anni è il re assoluto di Napoli e della Campania ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti e non bisogna certo aspettare le conclusioni del Gip.
Ma Veltroni anche stavolta si è girato dall’altra parte ad inseguire le sue amate figurine Panini. Non più per completare l’album dei calciatori, ma per chiudere le liste.
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