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Cronaca quotidiana della sinistra
al potere |
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| 11 febbraio 2008 |
| Conti pubblici. Mancano 7 miliardi di euro |
A fine anno, nel presentare il bilancio politico del suo governo, Romano Prodi ha annunciato in toni trionfali di aver messo in ordine i conti pubblici, di aver rimesso in carreggiata l’Italia. Ebbene, si è trattato di una colossale menzogna e non c’è voluto molto per scoprirlo. Sui conti del 2008, infatti, grava già un buco di circa 7 miliardi. Si tratta di spese già ampiamente previste lo scorso anno e che si sarebbero potute, al 95 per cento, agevolmente contabilizzare nel bilancio 2007, ma con il gioco delle tre tavolette sono state fatte slittare, tanto per non sciupare l’immagine del Professore quale salvatore della finanza pubblica.
Vediamo, nel dettaglio, come e per quali voci non definite in bilancio si è creato il buco, denunciato da uno studio pubblicato sul Sole- 24 Ore.
Ci sono, innanzitutto, 2 miliardi di euro necessari per consentire la non brillante attività delle Ferrovie; poi, gli oneri derivanti dal rinnovo dei contratti pubblici (a ministeriali e altri pubblici dipendenti) che saranno dai 2 ai 6 miliardi. Ci sono pure 1,8 miliardi di spese che sono state fatte slittare al 2008, ma che dovranno comunque essere affrontate: seguono 600 milioni di euro per far fronte all’emergenza rifiuti a Napoli e 300 milioni per le elezioni politiche aprile. Si comprende agevolmente che l’unica spesa imprevista è quella relativa alle elezioni anticipate, le altre erano previste e prevedibili e il fatto di averle tenute nell’ombra non le ha eliminate.
Il deficit, dunque, è già fuori controllo. Questa realtà comporta due conseguenze precise. Innanzitutto, saltano gli impegni assunti nei confronti dell’Europa. Il deficit del 2007 incide, secondo dati comunicati dallo stesso governo, per il 2 per cento sul Pil. Il deficit del 2008, secondo gli impegni assunti, sarebbe dovuto scendere di mezzo punto percentuale rispetto all’anno precedente, ma è già stimato, nelle previsioni dell’esecutivo di Prodi, al 2,2 per cento del Pil.
Questa stima è da considerare assolutamente irrealistica, superata. Primo, perché c’è il buco di 7 miliardi, che farà salire l’incidenza sul Pil al 2,6-2,7 per cento; secondo, perché è prevista, per il peggioramento della congiuntura economica, una contrazione della ricchezza prodotta nel Paese, cioè del Pil. E se la base del Pil diminuisce, l’incidenza del deficit aumenta, sicché nel 2008 il disavanzo sfiorerà, e forse supererà, il 3 percento, la soglia massima tollerata dal patto di stabilità.
In questo contesto, diventa pura demagogia la predicazione di Veltroni che annuncia la riduzione delle tasse per i lavoratori, così come diventano esercizi di propaganda gli emendamenti che la sinistra presenta per il "decreto mille proroghe" che dovrebbero consentire la parziale restituzione ai lavoratori ed ai pensionati di ciò che è stato loro gtolto con l’inasprimento fiscale.
Il governo caduto avrebbe certo voluto un provvedimento che addolcisse il legittimo risentimento degli italiani nei suoi confronti, ma la situazione del conti pubblici - che lorsignori hanno truccato - non consente regali preelettorali.
Non c’è nessun "tesoretto" da spendere, anzi c’è un buco da ripianare e se anche si registrasse, nonostante la congiuntura, un extragettito, questo dovrebbe servire solo a ridurre il gettito. A meno che non si voglia sfidare l’Europa e i giudizi dei mercati, che pesano. |
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