 Dopo aver difeso, coerentemente con gli atteggiamenti di sempre, le garanzie per gli indagati e dopo aver avuto una posizione seria nella vicenda delle intercettazioni su Unipol, che coinvolgono il sen. Latorre e gli onorevoli Fassino e D’Alema, bisogna però dire una verità che non può più essere taciuta.
Parlando al Csm il Gip di Milano Clementina Forleo, ha riferito di telefonate fatte dallo stesso D’Alema al diretto superiore del magistrato, chiaramente volte ad ottenere che sulla vicenda venisse fatta calare una cortina fumogena per “evitare danni” al Partito Democratico.
In sostanza se pubblicamente D’Alema chiedeva che la magistratura facesse piene luce sul suo ruolo nella vicenda Unipol, privatamente lo stesso ministro degli Esteri chiedeva che gli inquirenti chiudessero un occhio sui suoi comportamenti.
D’Alema ha sostenuto, nella sua telefonata all’Ufficio Giudiziario milanese, che aveva fatto questa richiesta solo per il bene del Pd e non della sua persona.
Se, in definitiva, si deve difendere il Parlamento dalle gravissime invasioni di campo di alcuni settori della Magistratura, si deve altresì pretendere che autorevoli esponenti politici, non approfittino di questa battaglia di garanzia per ottenere impunità con comportamenti che se fossero stati compiuti da esponenti del Governo Berlusconi avrebbero provocato una vera e propria guerra civile.
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